Tra tarda antichità ed alto medioevo


Tenendosi presente il titolo di questa guida, nessuno avrà l’impressione che Lorsch, l’importante monastero del Santo Nazario, sia un luogo esemplare per la continuità di un’istituzione religiosa tra tarda antichità ed alto medioevo. L’esistenza di tali continuità è un fenomeno più che incerto per la Germania e per il nord o est dell’Europa centrale in generale - contrariamente a quello che vale per il sud della Francia o per l’Italia.

Lorsch si trova ad est del fiume Reno; ed il Reno, dalla metà del terzo secolo in poi, funge da qualcosa come una frontiera tra la civiltà gallo-romanica di carattere romana, di un lato, e la regione sottosviluppata della Germania, dell’altro lato, che da allora è inondata dai predecessori della trasmigrazione dei popoli, ed i cui rifugi romani si trovano piuttosto a sud del Danubio e nel territorio delle Alpi. Ancora risulta difficile giudicare definitivamente il problema di una continuità cristiana per la zona in cui si trova Lorsch. Fino alla colonizzazione franca di questa zona nel sesto e settimo secolo non si trovano molti documenti che testimoniano un’attività cristiana organizzata ad est del Reno, e non è nota nessuna fondazione di un monastero in questa regione.

 

incisione di M. Merian (verso 1615)

riconstruzione del complesso monastico di Lorsch (a modo di Dr. R. Adamy 1891)


Solo all’ottavo secolo risalgono le prime testimonianze di vita monastica in Assia - relativamente tardi, quindi, rispetto al regno dei Franchi, che, godendo di una notevole varietà culturale e tradizione religiosa, contribuisce allo sviluppo del monachesimo occidentale. Nel sud della Francia le prime traccie di un monachesimo tardo antico si trovano in forma di colonie ascetiche, che estendevano a loro attività lungo il Rodano, verso il nord. In qualità di rifugi di una civiltà in processo di scioglimento, queste colonie appartengono più ad una cultura antica che medioevale. Nel territorio del posteriore regno dei Franchi si svolgevano pure le tappe essenziali per quanto riguarda il passaggio del monachesimo da un movimento marginale di carattere cristiano, opponendosi alla civiltà attorno di carattere laico, ad una istituzione che possedeva una specie di monopolio d’istruzione e che si mostrava in molti aspetti diversi.

Alla fine di questo processo, durante il quale la necessità di delimitarsi consapevolmente dalla civiltà antica veniva pian piano omessa, troviamo il fenomeno della città monastica dell’inizio del medioevo, come la rivela il noto piano monastico di San Gallo. I monasteri di questo genere sono tutt’altro che istituzioni religiose ascetiche allontanandosi dal mondo del profano - sono invece centri dell’istruzione, centri della vita economica e politica. Negli ultimi decenni si è sparsa la conoscenza che i monasteri nell’impero dei Franchi s’incaricavano sostanzialmente dell’organizzazione del regno. Molti abati sono funzionari della dinastia regnante, simili ai vescovi in età merovingia.

Danno consigli al sovrano, gli mettono a disposizione le loro risorse economiche, sostengono le sue campagne militari e formano l Èlites richieste dal re. L’integrazione dei monasteri nel sistema politico del nascente medioevo è un processo reciproco, a cui partecipa anche il re stesso. Giustamente in età carolingia il re esercita la sua influenza sull’organizzazione e sull’efficienza dei monasteri - la riforma monastica dei tempi di Carlomagno e Ludovico il Pio lo mostra alla stessa evidenza con cui lo confermano i tentativi del sovrano di diffondere programmi di studio nei monasteri. Il monastero di Lorsch, che fu fondato negli anni sessanta dell’ottavo secolo, si trova, sin dalle sue origini, già alle fine di questo processo di evoluzione che trasformava la capanna ascetica nel grande monastero del nascente medioevo. Sin dall’inizio confluiscono interesse non puramente privati nella sua fondazione dalla parte di un importante funzionario carolingio, il conte Cancor.

 

La cosidetta Sala Reale come motivo filatelistico

modello della cosidetta Sala Reale (situazione originale supposta)


Già in 764, l’anno in cui l’esistenza di questo monastero viene documentata per la prima volta, Lorsch sta al di fuori della sfera privata, visto che allora il conte Cancor donò il monastero al suo parente Chrodegang, il vescovo influente di Metz. Per lo sviluppo dei rapporti tra il giovane reame carolingio ed il papato a Roma, Chrodegang era di una particolare importanza. Non solo la influenza sull’organizzazione ecclesiastica del regno dei Franchi, ma sopratutto la sua collaborazione alla legittimazione ecclesiastica-papale del regno carolingio erano conquiste notevoli, che lo fanno apparire da successore di San Bonifacio, l’apostolo dei Tedeschi, negli occhi di storiografi moderni.

Chrodegang di Metz era il primo abate di Lorsch - rimane tuttavia un dubbio se ha mai visitato il suo monastero, che era solo uno di tanti, di cui disponeva alla fine della sua vita. » communque dalla sua fondazione Gorzia, che spedÌ i primi monaci a Lorsch, tra i quali figurava anche suo fratello Gundeland, che accompagnava e determinava l’ulteriore sviluppo di Lorsch come il suo sostituto e successore.

In 765 Chrodegang fece pervenire a Lorsch delle reliquie del Santo Nazario - delle reliquie che gli erano attribuite dalla mano del papa come simbolo del nuovo legame tra reame e papato; delle reliquie che oltre alla loro importanza politica garantivano anche una spinta economica al monastero, il quale originariamente era molto piccolo e piuttosto insignificante: come nuovo centro di culto ad est del Reno, Lorsch irradiava ben presto un’eccezionale forza di attrazione, che si può misurare in base all’attività di donazioni dalla parte di benefattori: già attorno l’anno 800, l’anno in cui Carlo fu incoronato imperatore a Roma, Lorsch disponeva di proprietà che si estendevano delle zone costiere del mare del Nord che oggi fanno parte dei Paesi Bassi, fino in Svizzera, ad est ed ovest del Reno; come luogo di venerazione del Santo Nazario, Lorsch era diventata uno dei più grandi e ricchi monasteri del regno dei Franchi.

 

estratto del manoscritto di Virgilio più vecchio della biblioteca monastica di Lorsch (verso 500)

rovine del vestibolo (dopo 1090)


Chiaramente Lorsch ha pagato questa posizione con numerosi doveri. Un documento dell anno 819, che elenca le prestazioni di alcuni monasteri fatte per il re, ci fa sapere che Lorsch non solo doveva pregare per il re e la sua dinastia, ma che era anche soggetta ad imposte annuali e costretta ad incaricarsi di doveri militari - un servizio spesso gravoso.

L’importanza di Lorsch spiega tuttavia anche l’attenzione prestata al monastero dalla parte dei Carolingi: Carlomagno e Ludovico Germanico, il quale scelse Lorsch come sepolcro per lui e l’intera dinastia franca-orientale fondata da lui, fecero donazioni notevoli al monastero; verso la fine dell’ottavo secolo il sovrano tentò di salvaguardare la potenzialità del monastero attraverso abati nominati da lui stesso. Verso la metà del decimo secolo Lorsch fu coinvolta in un grande movimento di riforma monastica, com’era già successo sotto Ludovico il Pio. Solo dopo la controversia sull’investitura l’interesse dei sovrani su Lorsch svanÌ man mano.

pagine sfarzose del Codex aureus (verso 810)

Già pochi anni dopo la sua fondazione il monastero fu spostato e ricostruito in un altro luogo. Solo dieci anni dopo la sua prima documentazione viene dedicata una grande, nuova basilica - vale a dire in 774, un anno decisivo nella storia europea. Carlomagno, che aveva sottomesso l’impero longobardo dopo la lunga occupazione di Pavia per tornare poi come rex Langobardorum, assistò personalmente alla consacrazione della basilica il 1 settembre 774; due anni prima Gundeland gli aveva regalato l’abbazia, e questo fu il primo di circa venti atti giuridici del genere, che si susseguirono durante il regno di Carlomagno. In 772 Lorsch diventa monastero reale - solo pochi anni dopo la sua fondazione. Carlo conferisce al monastero l’immunità ed il diritto di eleggere da solo gli abati che poi dovevano guidare la sorte del monastero - questo non significa però che affrontava con indifferenza chi presiedeva al monastero.

Già l’abate Richbod, che, guidando la sorte di Lorsch tra 788 e 804, nello stesso tempo era vescovo di Treviri, coltivava stretti rapporti con la corte; sappiamo che Richbod era un amico di Alcuino, che dirigeva gli studi alla corte ed organizzava la scuola palatina; sappiamo che era un grande teologo che partecipava ad importanti sinodi; lo conosciamo come rappresentante colto del cosÌdetto Rinascimento Carolingio, ma anche come seguace leale della dinastia, al quale, dopo 794, Carlo dette in custodia il detenuto Tassilo, l’anziano duca bavarese.

sarcofago di Ludovico Germanico († 876)

Sotto l’abate Richbod inizia la storia dello scrittorio e della biblioteca di Lorsch. Quest’ultima sarà tra le più importanti dell’Europa centrale, neanche un secolo dopo. Nella società erudita della corte di Carlomagno, l’abate Richbod era ben noto e sempre benvenuto. L’anglosassone Alcuino lo considerava il suo discepolo e gli rimprovera, anni dopo, la sua predilezione per Virgilio - studiando tanto Virgilio, Richbod, cosÌ temeva Alcuino, aveva completamente dimenticato lui, il suo maestro; questa testimonia vistosamente la presenza e l’importanza delle opere antiche alla corte di Carlo.

In una poesia dell’anno 796 Alcuino ci presenta la scuola palatina di Carlomagno; una scuola di carattere esemplare - esemplare non solo per gli studi alla corte, ma altrettanto per le scuole dei maggiori monasteri e cattedrali nel regno dei Franchi. Già in 788/89 una circolare di Carlomagno venÌ mandata alle scuole dei monasteri e delle cattedrali - la famosa epistola de litteris colendis. Questa lettera sottolinea l’importanza delle septem artes liberales come fondamento della sagezza, alla quale si aspira nella teologia e che può essere considerata il prioritario obbiettivo educativo in un’istruzione di carattere essenzialmente monastico-clericale. La scuola palatina di Carlomagno oltrepassava leggermente questo obbiettivo: forse precisamente 1200 anni fa integrò la metrica - e con essa la studio della poesia pagana - nella realtà accademica cristiana, legittimandola in qualche modo come il grado più alto dell’ars grammatica.

Nel menzionato poema di Alcuino la poesia viene perifrasata come ambito di competenza di Virgilio e viene difesa contro persistenti dubbi sulla sua utilitas. Dopo tutto, Virgilio era forse il più importante autore antico che fu recepito alla corte di Carlo: molti dignitari del re franco si ornarono con pseudonimi tratti dall’opera di Vergilio che furono creati oltre ai nomi fittizi di tradizione biblica e del nascente cristianesimo.

Contemporaneamente alla metrica appaiono, in quasi tutte le fonti rilevanti per l’istruzione della fine dell’ottavo secolo, referimenti ad un’altra disciplina, che non faceva parte delle classiche artes liberales, che però sembra essere diventata un elemento del canone di studi monastici-clericali verso 795: la medicina. Il poema di Alcuino ne è la prima testimonianza, seguita da un capitolare di Carlomagno dell’anno 805 e da un trattato di Hrabanus Maurus, l’abate di Fulda, intitolato De institutione clericorum dell’anno 819 - in tutti questi documenti si cita anche la medicina.

Si può presumere che tanto la metrica quanto la medicina, favoreggiate dalla volontà del re, siano state inserite negli studi nei monasteri e nelle cattedrali - non si può spiegare diversamente l’enorme aumento di manoscritti di contenuto medico durante l’ultimo decennio dell ottavo secolo.Tanto per il rafforzamento della metrica, e qua sopratutto per lo studio di Virgilio, quanto per la stabilizzazione della medicina nelle scuole dei monasteri disponiamo di impressionanti pezze d’appoggio a Lorsch, che si dimostra un centro estremamente attivo nel recepire autori antichi proprio alla fine dell’ottavo secolo.

 

estratto del ricettario die Lorsch (alla fine del ottavo secolo)


Già ben presto un manoscritto ancora tardo antico con delle opere di Virgilio era disponibile a Lorsch; deve essere stato redatto in Italia verso l’anno 500, giunse in qualche modo nel regno dei Franchi, per continuare poi la sua strada passando probabilmente dalla biblioteca della corte di Carlomagno alle biblioteca del monastero di Lorsch: Trovandosi oggi nei cimeli della Biblioteca Apostolica del Vaticano, il manoscritto è eventualmente lo stesso noster Vergilius, di cui si parla in una lettera di Alcuino indirizzata a Carlomagno; e sembra possibile che il prezioso manoscritto sia stato acquistato da Lorsch su invito dell’abate Richbod, giustamente perchè da quel posto proviene, per quanto sappiamo oggi, la più antica copia di Virgilio redatta nella parte orientale dell’regno dei Franchi, seguita da un’altra copia del nono secolo.

timpano appunitito della cosidetta Sala Reale

Ripetutamente il manoscritto tardo antico era, cosÌ sembra, il punto di partenza per lo studio di Virgilio nel monastero di Lorsch. Le traccie di questo studio arrivano quasi fino alla fine della storia monastica, avvenuta nell’età di riforma. Nel Quattrocento degli umanisti di Heidelberg si facevano vedere il costoso codice tardo antico a Lorsch, di cui si diceva che Virgilio l’aveva scritto di propria mano.

La tradizione virgiliana di Lorsch testimonia vivamente lo studio degli antichi nel monastero del Santo Nazario; documenta per di più che l’acquisizione di testi antichi-pagani si svolgeva anche a livello regionale e non solo alle corte del sovrano; e questo significa che un lungo processo intellettuale, durante il quale lo studio di letteratura pagana era reso legittimo, deve aver preceduto la menzionata acquisizione. Ancora non conosciamo i particolari di questo processo, che è talmente fondamentale per la storia spirituale europea, o comunque ne conosciamo ben pochi. Hrabanus Maurus accenna tuttavia che l’utilitas fungeva da fattore decisivo - tutto quello che è utile per l’istruzione del chierico è accettabile; tutto quello che è inutile, merita invece essere scordato.

La medicina accademica fece una strada molto simile. In numerose fonti agiografiche - da Grgeorio di Torso fina al basso medioevo - viene messa in evidenza l’inutilità della medicina. Non poche volte lo sforzo del medico per guarire la gente da malattie viene preso come il tentativo audace e addirittura peccaminoso dell’uomo di voler immischiarsi, per motivo di correzione, negli impenetrabili piani di Dio. Questo scetticismo, che è fondato teologicamente, perdurava anche nel nascente medioevo. A Lorsch, invece, disponiamo della prima testimonianza che dimostri che l’Èlite intellettuale del tempo trovò nonostante tutto un modo di rendere la medicina, oltre ad una disciplina scientifica, persino un’opera cara a Dio.

Lo prova il ricettario di Lorsch, che fu redatto da Alcuino quasi contemporaneamente alla prima dimostrazione di una pratica scolastica della medicina alla corte di Carlomagno. Con scientifica precisione l’ampia parte introduttiva del ricettario sviluppa il concetto di una motivazione cristiana con cui si possono affrontare gli studi della medicina. Il sempre comune scetticismo nei confronti della medicina ci viene prudentemente neutralizzato con argomenti puramente teologici - un procedimento soprendente, che sta all’inizio dello studio scientifico e teorico della medicina, all’inizio di un processo che giunse la prossima tappa con l’istituzione della prima scuola medica a Salerno. Il ricettario di Lorsch, che nella parte principale è composto di una compilazione di ricette tardo antiche, merita senza dubbio essere considerato uno dei testi chiavi della storia scientifica europea del periodo postantico. In una singolare analogia con gli abbozzati sviluppi della storia spirituale che osserviamo a Lorsch alla fine dell’ottavo secolo, troviamo degli aspetti della storia dell’arte, che si possono illustrare prendendo per esempio l’unico edificio carolingio che ci sia rimasto dall’età carolingia a Lorsch: la cosÌdetta Sala Reale di Lorsch. Da sempre, la ricchezza di influssi in questo edificio ha affascinato la storia dell’arte: elementi antichi si mischiano con elementi franchi - qualcuno credeva perfino in influssi bizantini ed arabi.

 

capitello carolingio della cosidetta Sala Reale

pilastro ionico della cosidetta Sala Reale (verso 850)


Senza dubbio prevale l’influsso antico: ovviamente l’edificio rammenta antiche porte della città - può darsi che simboleggi, traslato in nomenclatura cristiana, l’abbreviazione della civitas Dei, che si rifletta possibilmente nella struttura largamente inesplorata della civitas monastica di Lorsch. Nel piano superiore dell’edificio si sono conservate delle pitture carolingie, di cui si indaga lo schema rigorosamente architettonico presentemente: dimostrano un arrangement di un muro dipinto che circonda la stanza e su cui si trovavano probabilmente delle colonne ioniche, le quali, da parte loro, portavano un architrave, sul quale si trovava il soffitto originale della stanza. A prima vista, questo arrangement rammenta la pittura dello secondo stile pompeiano, come lo possiamo ritrovare in numerosi edifici profani dell’antichità; ma anche ora si impone un’interpretazione cristiana - suppongo che quest’architettura dipinta simboleggi la transenna di una stanza sacrale, di un luogo che si dedica al culto cristiano ed alla liturgia cristiana, e che si inserisce nella topografia sacrale di Lorsch. Il linguaggio dell’arte antica viene trasferito in contesti cristiani. Si adottano elementi di architettura antica, come già si faceva sulle splendide pagine degli evangeliari carolingi.

A pianterreno, le facciate della cosÌdetta Sala Reale, la quale risale probabilmente al nono secolo, contengono otto capitelli di aspetto molto antico, che forse erano stati riutilizzati, provenendo originariamente da edifici romani delle vicinanze. Le facciate del piano superiore riprendono questo linguaggio delle forme nella maniera molto più ridotta e semplificata dei Franchi - una composizione notevole e molto originale, che si incontra ripetutamente nella decorazione di manoscritti carolingi. In queste settimane viene indagata scientificamente la quota di spoglie romane nell’edificio - già adesso sappiamo che forse più di un edificio sacrale-pagano dei tempi romani serviva da cava di pietre, da fonte materiale per questo edificio costruito nel nascente medioevo - anche questo è, pensandoci bene, un modo carolingio di recepire l’antichità. Ancora non è stato possibile stabilire una data di costruzione per la cosÌdetta Sala Reale di Lorsch. È molto incerto se questo edificio esisteva già, quando Carlomagno visitò Lorsch in 774. Oggi, la ricerca tende ad una data molto più recente, vale a dire verso l’ultimo quarto del nono secolo, verso gli anni, quindi, in cui Lorsch diventò il sepolcro dei Carolingi franco-orientali.

 

tavola d'avorio di Maria del Codex aureus (verso 810)

 


Tanto l’architettura della cosÌdetta Sala Reale quanto il significato storico-spirituale del monastero del Santo Nazario riflettono sostanzialmente la considerazione dell’antichità dalla parte dei Carolingi. Questa considerazione si svolgeva in un contesto specificamente cristiano, cosÌ come anche in generale il fenomeno del cosÌdetto Rinascimento Carloingio non può essere valutato come una ricomparsa dell’antichità pagana, della Roma dei cesari, ma piuttosto come una rinnovazione delle tradizioni del nascente cristianesimo, dell’età tardo romana di Costantino.

Tra 830 e 840 Eginardo, il biografo di Carlomagno, fece costruire una basilica a Seligenstadt, che si trovava a meno di un giorno di Lorsch, prendendo per modello la basilica costantina di San Pietro in Vaticano - una basilica con transetto romano ed una cripta anulare, che può essere considerata un riflesso del sepolcro di San Pietro. Eginardo, uno degli importanti personaggi della vita spirituale carolingia, intendeva passare la vecchiaia nelle vicinanze di Lorsch; sappiamo che era strettamente legato all’abbazia. Fu commemorato non solo in onore della sua beneficenza dedicata al monastero; nacque pure la più antica copia della sua Vita Karoli Magni, che ci sia rimasta, nello scrittorio di Lorsch. La biografia, che imita quelle del Suetonio, può essere considerata la più antica dell’epoca che illustri la vita di un sovrano.

Vista da questa prospettiva, la nozione di medioevo offre lati molto più positivi di quanto ne ricavasse l’età dell’umanesimo moderno: il medioevo, e particolarmente il nascente medioevo, funge da mediatore tra l’antichità e l’era moderna, di cui siamo figli.

Il monastero di Lorsch (c. 1150)




  1. porta principale
  2. atrio
  3. portico
  4. portico
  5. cosÌdetta Sala Reale
  6. facciata romanesca
  7. vestibolo
  8. westwerk
  9. basilica del monastero
  10. chiostro
  11. chiesa funerale
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